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La libreria di Alessia
Questa rubrica vuole essere un suggerimento di lettura per tutti coloro che amano i libri e riescono a cogliere da essi il senso più profondo che riescono a trasmettere. Tra passato e presente, tra vecchie pubblicazioni e anteprime, si cercherà di dare importanza a quei libri che, posti tra gli scaffali di una libreria, hanno lasciato qualcosa e che meritano di essere almeno sfogliati. (Alessia Mastrovito)

La recensione: "Tomba 321" - Silvia Palano - La Gru editore. Nel settembre del 2011 Silvia inizia la stesura di Tomba 321 che sarà appunto presentato nei prossimi giorni proprio nella sua città natale. Si tratta di un romanzo d’esordio che però ha già raccolto ampi consensi, non solo per il modo in cui viene affrontato un argomento esigente e complesso, ma anche per l’immediatezza della lettura data da una maniera “alternativa” di raccontare gli eventi. Un romanzo storico frutto in parte della fantasia dell’autrice, in parte di eventi realmente accaduti e di ricerche storiche effettuate nell’arco di circa due anni dalla Palano. L’argomento, o meglio, le vicende storiche alle quali il libro fa riferimento sono relative all’ultimo periodo nazista e che hanno portato a quello che viene definito Olocausto. Una parte del romanzo narra vicende consumatesi all’interno dei campi di concentramento, ma non nella maniera classica cui il lettore è abituato, bensì attraverso lo scorrere delle pagine del diario di un nazista che è anche personaggio-chiave della storia reale; l’altro livello del racconto è ambientato a Buenos Aires nel 1979, quando il nazista, ormai vecchio e stanco di una non-vita da rifugiato, si reca in un confessionale con la speranza di poter “rivelare” finalmente ad un giovane prete tutto quello che non è mai riuscito a confessare nemmeno a se stesso. Ci si trova immersi in una lettura scorrevole, a tratti dura, sfrontata, incredibilmente vera che trascina il lettore in un vortice di sentimenti contrapposti. Lo sdegno, la rabbia ma anche la compassione. E nel momento in cui sembra che si arrivi alla conclusione della vicenda, gli eventi irrompono con forza, stravolgendo nuovamente il tutto e rimettendo in gioco ogni certezza.

Ciò che coinvolge maggiormente è la suspence data dalla capacità descrittiva delle ambientazioni e delle situazioni. Leggendo si riescono a disegnare con la mente luoghi, persone e a dare forma concreta ad una gamma molto diversificata di emozioni. Il finale fa riferimento ad un fatto storicamente accertato al quale si giunge grazie ad una escalation di colpi di scena che s’intersecano e si compenetrano profondamente nei due livelli del racconto, sciogliendo e svelando solo alla fine, appunto, la scelta del titolo del romanzo, che non poteva non chiamarsi che così. Solo alla fine, infatti, il lettore riuscirà a capire cosa rappresenta la famigerata tomba anonima definita solo attraverso un numero, così come, per ironia della sorte, solo numeri furono per i nazisti le vittime dell’Olocausto. Travolgente, spietato e sconvolgente fino all’ultima parola. Questo basterebbe per descrivere Tomba 321 e la capacità narrativa di Silvia Palano, nuova scoperta del panorama italiano della narrativa. (Redazione)
   
 

La recensione: "La Porta d'Oriente" - Alberto D'Alessandro - Uniongrafica Corcelli editrice - Umanità e attenzione ai bisogni dei meno fortunati: ecco il dato che da subito emerge dalla lettura del libro “La Porta d’Oriente” di Alberto D’Alessandro, attuale Vice Questore Aggiunto di Brindisi, in cui un funzionario di polizia, finalmente, appare non come il nemico, ma un amico e, all’occorrenza, un valido aiuto. Proprio la disponibilità e la prontezza nell’aiutare sono filo conduttore della narrazione e caratteristiche peculiari del dottor D’Alessandro, notate subito anche dai cittadini dopo l’arrivo a Brindisi. Il funzionario pone l’accento sul sentimento che lo guida nella sua attività di poliziotto di frontiera: Jugoslavi, Albanesi, Moldavi, Rumeni, non importa la provenienza, tutti sono uomini e in quanto tali vanno aiutati. Nel contesto raccontato, il testo dà onore ai Brindisini, rendendoli fieri di essere tali.

Ma perché uomini e donne di vari Paesi continuano a immigrare clandestinamente in Italia? “Cercano una nuova vita che in realtà non c’è, cercano illusioni, cercano agiatezza e, forse, cercano libertà, almeno quella dal bisogno”. Si abbandonano alla mercé dei contrabbandieri albanesi che, per l’occasione, si trasformano in mercanti di uomini, vengono nascosti nelle stive delle barche insieme ad ogni tipo di merce (carbone, armi, marijuana). Gli sbarchi dei clandestini trascinano con sé l’ombra di altre brutalità: mercanti di uomini, donne e bambine da avviare alla prostituzione e smistare in tutta Italia, conflitti d’interessi con la mafia locale.

Oltre al duro lavoro della Polizia di Frontiera, il libro mostra con forza il sentimento del funzionario e dei Brindisini, da sempre disponibili, aperti al confronto e all’aiuto dei migranti, anche se in difficoltà, tanto che la città viene così dipinta: “L’intera comunità civile e religiosa, impegnata nell’infinito lavoro di edificazione di una fetta di mondo più umano, aperto alla vita, alla presenza dei poveri, dei sofferenti e dei disperati in una dimensione cosmopolita e senza frontiere, era ben compatta anche nella lotta ai criminali albanesi, spietati e difficili da contrastare”. Brindisi, però, è anche una città spesso ignorata dai media e dalle autorità, ma, una volta arrivatici, è facile comprenderne la realtà, come accadde al Dottor D’Alessandro 1992: “Nell’aria si percepiva subito la pesantezza e la gravità della decennale convivenza con il dramma umano dell’immigrazione clandestina e che nessun mass media, prima di allora, era riuscito a comunicarmi nella sua tragicità. Brindisi, la “porta d’Oriente”, confine tra l’Europa e Paesi dell’Est, è una città dalle molteplici facce, in cui i cittadini non chiudono gli occhi davanti a chiunque necessiti aiuto. “La Porta d’Oriente” è un libretto snello e di agevole lettura che, magistralmente, ci cala nei panni di un uomo costretto a guardare l’umanità con occhi disincantati, ma che dà onore ai Brindisini, rendendoli fieri di essere tali. (Giada Cantanna)
 

La recensione: "Vita vissuta da me medesimo" - Daniele Poto - ABao AQu Editore - "Me medesimo” conduce una vita senza arte né parte, segnata dalla conflittuale risoluzione del rapporto prima con la Telecom, poi del legame con una donna aggressiva e litigiosa, quando l’inaspettata proposta di un compagno di scuola gli spalanca le porte ad un incarico di assistente parlamentare. All’ombra di Grillo è un’occasione per capire l’Italia di oggi, coi limiti e il grigiore della politica tradizionale, e l’inanità della nuova. Un monologo inquietante sul rapporto di coppia. Un caracollare logorroico sui propri fallimenti. Un work in progress alla continua ricerca della propria identità, tra crisi di valori e decadenza esistenziale. Un viaggio non privo di sorprese, individuali e collettive. Ne verrà un’analisi spietata del privato e del pubblico, una sequenza continua di attese, un gusto all’insegna del vuoto. Sorprendente il finale e non prevedibile.

L’ho conosciuto a cena, prima di un incontro sul gioco d’azzardo. Non so perché ci siamo subito capiti. Anzi sentiti, voci di un vissuto diverso, ma di un sentire comune. Mi ha colpito soprattutto la sua capacità di ascoltare. Rara in conferenzieri e relatori, di solito sempre in cattedra ad eruttare sentenze morali. Lui ascoltava, curiosissimo di ogni cosa, cercando di capire, di approfondire, come se nell’incontro fra culture e nel rispetto dell’altro e della sua diversità riponesse la forma più alta di sapienza. Gli occhi chiari brillavano d’intelligenza, a loro agio per un incontro felice.

Come relatore poi un’altra persona: un fiume in piena, un brio di parole, una mole di dati, un’architettura di pensieri che non dà spazio alla riflessione, ma sciorina fatti, problemi, questioni che coinvolgono, trascinano e rendono edotti. Tutto a mente! La sua memoria un archivio: sulla corruzione in politica, sull’infiltrazione mafiosa nel gioco d’azzardo, sulla combine nel calcio, sul doping nello sport, sui compro-oro. Ma Daniele Poto è soprattutto un giornalista. E non solo perché ha scritto per Tuttosport, il Corriere della sera, la Repubblica, il Messaggero, Il Tempo, Paese sera; è stato opinionista nel Processo del lunedì di Aldo Biscardi; ha collaborato con varie riviste sportive e alla radio; ha fondato e diretto giornali, riviste e trasmissioni. Ma perché del suo impegno civile ne ha fatto l’etica del suo lavoro. Sempre dalla parte degli onesti e degli umili. Ha avuto molti riconoscimenti e vinto alcuni premi letterari. Le sue pubblicazioni più recenti sono: Azzardopoli, 2012 e L’oro d’Italia, 2013 per i dossier di Libera. (Giuseppe De Santis)
La recensione: "Amigdala - Gli occhi delle foglie ci osservano sgretolare" - Muimoro C. - Il Mio libro.it - In concorso presso “ll mio esordio 2013” di Feltrinelli editore. In un tempo indefinito, una giovane artista, durante il suo percorso estetizzante, sperimentò la “Catena nera”, una serie di fenomeni perturbanti e apparentemente inspiegabili che per qualche ragione sembravano essere direttamente correlati con il mistico luogo del suo ritiro e con l'esistenza della ragazza. Ora, in un spazio indefinito nell'oscurità, un'entità impalpabile la costringe a raccontare la vicenda attraverso la scrittura, immortalando le sue memorie su un volume amaranto postole davanti in cui è presente un'unica scritta: “Amigdala”. Da questo momento la protagonista, che chiamerà se stessa Matilda, proietterà davanti agli occhi del lettore e della sua stessa mente le immagini e le percezioni sensoriali tutte. Racconterà così dell'arrivo al misterioso faggio, su indicazione di uno strano uomo incontrato anni prima in circostanze non propriamente felici, e di come l'area da lei adibita a fucina d'arte, quella che per lei era l'Arcadia, avesse paradossalmente macchiato la sua ricerca del Bello. Nell'evocativa immagine delle foglie che non cessano di morire e rigenerarsi, le enigmatiche telefonate di Virginia, personaggio ambiguo che da lontano insegue Matilda in giochi psicologici, l'omino nella vasca, le ninfe, le oscure sparizioni di persone la cui esistenza era qualche in modo legata a quella della protagonista, sono alcuni tra gli elementi che, tra lirismo e musiche, accompagnano nell'arcano racconto di un caso narrato sotto la luce di un'apocrifia lasciata nel dubbio del simbolismo. È possibile acquistare “Amigdala” online sulla pagina web www.ilmiolibro.it o leggerne gratuitamente un'anteprima di ventiquattro pagine e - se lo si gradisce - eventualmente lasciare un commento.
 
La recensione: "Scongela l'arrosto" - Giovanni Battista Odone - Lupo Editore. Sara è una ragazza di sedici anni che, come tutti gli adolescenti, vive un rapporto di amore-odio con i propri genitori. All’interno del libro, Giovanni Battista Odone sottolinea con vari dialoghi il rapporto di confidenza tra Sara e il padre; al contrario invece, fa capire al lettore quanto sia diverso il rapporto tra lei e la madre che viene da subito caratterizzata per la sua fredda bellezza. Sara si immagina dunque nel 2030, faccia a faccia con uno psicoterapeuta a raccontare la sua vita e un week-end molto lontano che ha segnato, in qualche modo, la sua personalità. In effetti, avere una madre “inutilmente bella perché sola e senza luce” e un padre che lotta contro se stesso per sentirsi all’altezza della moglie e che per ricevere più attenzioni da lei sparisce nascondendosi nel garage di casa propria deve essere senza dubbio un’esperienza scioccante da più punti di vista. Per un’adolescente come lei, presa dal primo amore, Tomas, dagli amici, dalla scuola, dall’età un po’ particolare, i genitori dovrebbero essere un punto di riferimento e non motivo di confusione mentale. Dunque, nella giocosa atmosfera di una comune vicenda familiare, emergono i dettagli che fanno la differenza. Parecchi potrebbero rispecchiarsi in questo libro e rivalutare il proprio comportamento per avere un rapporto sereno con i figli. (Giulia Livieri)
 
La recensione: “Gli adulti sono bambini andati a male” Per genitori, educatori e insegnanti che vogliono imparare a non insegnare. - Maurizio Parodi - Sonda editrice. In una società come quella di cui facciamo parte, quando si parla di bambini, si pensa solamente al modo migliore di prepararli al futuro che li aspetta. Tale obiettivo comporta conformismo, disattenzione per il singolo e la presunzione da parte dell'adulto di essere un maestro di vita, che deve solo insegnare, ma non apprendere. Tale tematica, riguardante non solo il sistema scolastico, ma anche quello familiare, viene affrontato da Maurizio Parodi in una prima parte del saggio “Gli adulti sono bambini andati a male” come totale disastro: promuovere la continua sfida e la vittoria individuale, la totale sottomissione al controllo dell'adulto e l'ascolto, ma non la voce, fa del bambino e del futuro cittadino un robot senza pensieri autonomi. Nella seconda parte del libro, la parola viene data a maestri che della pedagogia hanno fatto la loro vita: poiché l'atteggiamento più comune di insegnanti e genitori è quello di ascoltare, non sentire, dare una propria opinione, che generalmente è “non sono questi i veri problemi”, e pensare di aver svolto al meglio il proprio ruolo, essi raccontano esperienze e offrono proposte per evitare di “far andare a male” gli adulti di domani. Tra le varie critiche, quindi, vengono date delle semplici alternative per non abbassarsi, ma per innalzarsi al livello dei bambini, i quali hanno bisogno solo di un orecchio che li ascolti. (Roxana Marolicaru)
 
La recensione: “Salentini, Guida ai migliori difetti e alle peggiori virtù” - Piero Manni - Sonda editrice. L’autore, si dimostra un attento e scrupoloso osservatore della società salentina e dipinge il quadro di una popolazione orgogliosa, attenta, vanitosa, megalomane, ma gran brava gente, una gente dal cuore grande e generosa che non disdegna il duro lavoro e che è sempre pronta a rimboccarsi le maniche sotto il sole cuocente del sud. Vi è in questa regione, dunque una squisita salentinità caratterizzata da secoli di usanze, tradizioni, usi e costumi ereditati da secoli di duro lavoro nei campi, quando si alzavano folckloristiche canzoni poi tramandate fino ai nostri giorni. Infatti, come sottolinea l’autore, riprendendo citazioni di Antonio Prete ne “La Grecìa salentina”, “Il Salento è un grande coro di voci”, voci che si ripetono qua e là tra le pagine di questo libro, nei ritornelli di serenate o ninna nanne riproposti capillarmente e che fanno tornare alla mente, ai più attempati, le dolci nenìe delle nonne quando volevano accattivare l’attenzione dei più piccini. I Salentini sono un popolo eterogeneo, ma unito nella caparbietà del saper fare e dell’autostima ed il libro è davvero interessante perché tesse la trama di una salentinità orgogliosa e forte che affonda radici profonde nel passato, ma che è pronta a riemergere ogni qualvolta ce n’è bisogno. Piero Manni parla, dunque di un popolo forte e attento a difendere la propria terra e le proprie origini, riprendendo nel libro il detto “Simu leccesi core presciatu” (siamo leccesi cuore contento), questo amore sconfinato per una terra a volte aspra, ma più spesso generosa. I leccesi difendono con orgoglio, tutto di questa terra, il popolo, i frutti, le tradizioni, anche quelle culinarie, tanto amate ed invidiate nelle altre parti d’Italia. Insomma, in questo bel libro di cultura locale, l’autore prende per mano i suoi lettori e li accompagna passo dopo passo a conoscere un popolo ed una terra segnata da secoli di storia, ma sempre attenta a difendere la propria salentinità. (Dr.ssa Maria Grazia Manna Pignataro)
 
La recensione: Colpo d'oppio- Ugo sette - Lupo Editore. Ugo è un personaggio molto complesso da analizzare. E’ un’anima tormentata, assorta in pensieri che normalmente un ragazzo non ha. Un’anima irrevocabilmente, profondamente, indiscutibilmente infelice. In questo libro diviso in due romanzi, “L’Alieno” e “L’importanza di chiamarsi Ugo - a me (mi) piace la morte perché mi fa capire che sono vivo”, Ugo Sette vuole rappresentare ironicamente la società italiana sotto un punto di vista alquanto deluso e annoiato, ma che purtroppo è condiviso dai più. Nel primo romanzo Ugo ci presenta la sua monotona vita a Q.,il suo “lavoro” da inventore al quale tiene tanto, il suo amico Marzio (che è senz’altro un personaggio particolare del romanzo) descritto come un “insensibile” perché la vita lo ha reso tale, la sua ragazza Laura (abbandonandosi a descrizioni alquanto piccanti). In questa prima parte del libro, Ugo uccide un cane per difendersi dall’ aggressione di quest’ultimo e viene processato per questo: tutti sono pronti a testimoniare contro di lui, specie la sua ex ragazza, molto vendicativa. Parecchio interessante è inoltre uno scandalo sulla tv italiana…. Nella seconda parte del libro, il nostro protagonista si iscrive ad un corso di scrittura creativa dove riscuote molto successo con i compagni e con l’esperto che non perde occasione per complimentarsi con lui e conosce Francesca, una sessantenne che gli insegnerà molte cose. Adesso Ugo è alla prese con un’altra ragazza, Martina, una bellissima strega, nel senso proprio del termine. Con i suoi sortilegi a volte fa paura anche ad Ugo. Come si è capito, questo è un ragazzo estremamente insoddisfatto e la sua storia con Martina non può che finire male a causa del tradimento con un’altra, Donatella, una fascinosa bionda sposata che Ugo consoce ad un esame di Università. Così è la vita per il protagonista: lui non sorride alla vita e la vita non sorride a lui. Da questo libro si deve imparare a non essere “morti” dentro come Ugo, ma che dobbiamo essere VIVI ogni giorno della nostra vita e affrontarla per quello che ci offre senza troppe paranoie! La vita è troppo breve per essere presa sul serio! (Giulia Livieri)
 
La recensione: Tutto a posto tranne me - Cosimo Lopalco - Lupo Editore. Questo romanzo di Cosimo Lopalco è ambientato a Mesagne, in Puglia, nel marzo del 1987. Ci mostra la città in tutti i suoi aspetti dal punto di vista di Mattia Bonelli, un ragazzo di appena vent’anni che impara a capire se stesso e ciò che lo circonda. Mattia è di buona famiglia e ha ricevuto da sempre una ferma educazione che però non è servita a chiarirgli le idee. Di fatto Mattia vagabonda per i bar di Mesagne senza la minima idea di cosa fare nella vita, con il suo gruppo di amici. Sviluppa però un interesse che lo travolge in particolar modo: il biliardino. A questo proposito, gli si presenta un’occasione: giocare con Rudi il Cileno (coetaneo di Mattia, boss della SCU) al torneo dell’Inter Club. Il ragazzo accetta quest’opportunità e sorprendentemente diventa amico del giovane Rudi, pur consapevole del fatto che potrebbero ucciderlo da un momento all’altro. Ma ci sono anche altri pensieri ad affollare la mente di questo bel ragazzo confuso: Angela Da Silva, il grande amore che Mattia non riuscirà mai, nonostante c’era quasi vicino, a conquistare. Rudi e Mattia sono una coppia vincente a biliardino ed eliminano una squadra dopo l’altra fino ad arrivare alle semifinali. Purtroppo però, mentre Mattia stava parlando con i suoi amici, gli viene data la notizia che già sapeva che avrebbe dovuto ricevere: Rudi era rimasto vittima di un assassinio. Una pallottola in testa. Il cadavere bruciato con la benzina. Un evento inaspettato però colpisce Mattia: la madre di Rudi lo invita a casa sua per dargli una cosa. La povera donna aveva già perso il marito e questa seconda perdita provoca in lei un dolore molto grande, ma il nostro protagonista la rincuora. Dunque, Rudi voleva che Mattia portasse al collo la collana con il crocifisso in oro di suo padre perché “se la meritava”.
Il ragazzo smette con il biliardino, con il solito bar. Si chiude nei libri, nella musica, nel silenzio. E’ il suo modo per reagire, ma la vita va avanti e il suo migliore amico Alberto lo strappa da se stesso e chissà se questa volta Mattia inizierà a decidere che cosa è meglio per la sua vita. Si può dire che “Tutto a posto tranne me” è il titolo perfetto per un romanzo che ci mostra uno spaccato di vita in quel travagliato decennio in quei paesotti (come appunto Mesagne) in cui non c’è uno sbocco lavorativo e che se non hai la forza di reagire a questa costante apatia rimani soffocato dentro. (Giulia Livieri)
 
La recensione: Per fare un albero di vuole una pallina. - Vittorio Errico. Innovativa terapia gratuita e per tutti : la pallinoterapia. A tutti coloro che convivono giornalmente con i dolori alla schiena, alle spalle, alle gambe e a tutti coloro che non sanno come controllare gli attacchi di ansia e si sentono "mancare il respiro" è dedicata questa innovativa e semplice terapia; proprio così, il titolo di questo manuale di 99 pagine fornisce il segreto per stare bene: per fare un albero ci vuole una pallina, dove l'albero della vita è la nostra colonna vertebrale. Un ricercatore del benessere di ventotto anni, Vittorio Errico, grazie alla sua passione e ai suoi studi di pilates, ginnastica posturale, yoga, reiki, riflessologia plantare, shiatsu e anni di sperimentazione e fusione di queste discipline, ha concretizzato degli esercizi che chiunque, a casa e in qualsiasi momento, può eseguire al fine di rilassare muscoli e tendini ma ancor di più mente e spirito. Quante persone sanno realmente e correttamente respirare? Vittorio Errico propone esercizi di respirazione che possono davvero migliorare la vita e togliere la tensione psico-fisica che inevitabilmente si accumula durante il giorno aggravata dallo stress e dalle arrabbiature che ci accompagnano. La respirazione e l'uso costante della Pallina in determinate zone, migliora le prestazioni fisiche, stimola gli organi interni e molte volte porta alla scomparsa di alcuni disturbi. Il corpo, il più delle volte, è pieno di tensione ma niente paura, come dice l'autore nel suo libro: "Il chiodo che sporge va sempre preso a martellate". Ancor più innovativo è che non ha effetti collaterali nè controindicazioni in quanto il peggior dei mali potrà essere un rilassamento muscolare! Il manuale è disponibile anche in lingua inglese e nella versione ebook. Il testo ha un prezzo veramente accessibile e viene proposto: cartaceo a colori al prezzo di 19,50 e la versione ebook al prezzo di 2,99 euro. Presente sul social facebook: Ginnastica della Salute mentre su Youtube il video di presentazione lo si trova a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=cI8BUnldGg8
 
La recensione: L'angelo di Hitler - William Osborne - Sonda editrice. L’angelo di Hitler è un libro ambientato nella Germania Nazista negli anni della seconda guerra mondiale che racconta di come i destini di due ingenui ed innocenti ragazzi si siano potuti amaramente intrecciare costringendoli a crescere prima del tempo. Un incontro fra realtà e finzione , un domandarsi su quale sarebbe stato l’epilogo delle vicende della guerra se situazioni e personaggi fossero stati differenti. La storia unisce personaggi realmente esistiti, come Rudolf Hesse, vice del Fuhrer, Winston Churcil, primo ministro Britannico o Heinrich Muller, direttore della Gestapo, e personaggi che non hanno un riscontro fra i documenti e le testimonianze di quegli anni come l’ammiraglio MacPherson. Otto e Leni, i protagonisti, hanno soli quindici e sedici anni e la tragicità degli eventi li ha portati a fuggire dai loro paesi natali in Inghilterra, storica rivale della Germania , perché figli di comunisti ed Ebrei. Come può un adolescente comprendere gli stupidi motivi dell’odio degli adulti? Non può. L’unica cosa che può e deve fare è lottare per la salvezza in uno scenario tinto di rosso sangue dove la morte è all’ordine del giorno. Fuggire però non basta ad allontanarsi dal mondo dei grandi ostili e distanti. Gli Inglesi, venuti in possesso di una informazione delicatissima sull’avversario Adolf Hitler proprio grazie al traditore Rudolf Hesse, suo vice, sfrutteranno l’ingenuità dei due ragazzi per compiere una missione top secret il cui esito avrebbe decretato la vita o la morte di migliaia di uomini. Una missione che avrebbe cambiato la storia: il loro compito era rapire Angelika , una semplice bambina rinchiusa in un convento tedesco ma che nascondeva un enorme segreto. In fondo chi avrebbe potuto sospettare di due ragazzini?
Le cose non sono mai come sembrano e i due scopriranno presto la verità celata dietro questo enigmatico ed inconsapevole personaggio: la figlia segreta e da sempre nascosta di Hitler. Ogni tassello tornerà al proprio posto combaciando perfettamente nel grande disegno che il destino aveva tracciato per loro. Il loro tortuoso viaggio, non solo verso la Svizzera, ma verso l’età della maturità, dopo numerose peripezie, si concluderà in maniera del tutto inaspettata: con una tragica ed ingiusta perdita ma con la consapevolezza che il cielo è certamente il luogo migliore per un angelo. (Valentina Iaia)
La recensione: Trilogia de "Cinquanta sfumature di..." - EL James - Mondadori editore. Ho atteso la fine della lettura di tutti e tre i libri prima di scrivere un’unica recensione su una trilogia che ha fatto così tanto discutere (si stanno già cercando gli attori per il film) e che è stata conosciuta da quasi tutti tramite un passaparola che l’ha resa famosa ovunque, in Italia e non solo. Sto parlando di “50 sfumature di grigio” e dei due volumi che seguono, “50 sfumature di nero” e “50 sfumature di grigio”. Ammetto di aver conosciuto il primo libro un po’ per caso, in un viaggio di ritorno in cui una signora seduta vicino a me, appena acquistatolo, nel giro di un paio d’ore era già a metà libro e spinta dalla curiosità anche del titolo mi sono convinta ad avvicendarmi nella lettura. Ancora non era il caso editoriale che ha rappresentato negli ultimi tre quattro mesi. Cosa dire. A primo impatto, a differenza di quanto pensano tantissimi (meglio, tantissime, è un romanzo soprattutto per donne) io non l’ho trovato così affascinante. Ma io parlo da “mangiatrice di libri”, da una che tante volte si lascia prendere non solo dal contenuto di un libro, ma anche dalla sua “forma”, da come è scritto, dall’armoniosità dei periodi e dall’abilità nel dare ad ogni parola un giusto significato.
Ecco in questi libri non ho trovato tutto ciò, ma questo non poteva non essere scontato. La storia nasce comunque da una fan fiction (per chi non lo sapesse, una fan fiction è un racconto di autrici su personaggi o storie di libri, film, serie tv che vengono così rivisitate) e chi scrive questi racconti non è detto che sia una scrittrice professionista, anzi, essendo un testo destinato al web per lo più conta più il contenuto che tutto il resto. Ma i libri li ho comunque “divorati”. Perché sì, a volte è anche giusto abbandonare la forma e guardare più alla sostanza. E’ vero, ad oggi la lettura di questo genere è talmente poco conosciuta che in realtà di libri di questo tipo ve ne sono moltissimi e tanti sono scritti da mani divine che meriterebbero molto più successo e vendite di quelle che effettivamente hanno. E allora? E allora io direi che questa trilogia è adatta a chi ha una vita un po’ “monotona” e ogni tanto ama uscire dagli schemi, almeno quando si estranea e legge. Perché il misterioso, ricco e affascinante Christian Grey ha fatto sognare tutte le lettrici. Chi non desidererebbe avere accanto a sé il bad boy per eccellenza che tra tutte le donne al mondo perde la testa proprio per la “ragazzina di campagna” che fino al giorno prima del fatidico incontro non sapeva nemmeno cosa significasse avere una relazione? E se qualcuno stesse pensando alla classica favoletta che ormai ci propinano ovunque, dai film smielati alle serie tv, ecco qui spuntare ciò che rende questo libro “unico” nel suo genere. Perché una storia d’amore o è epica o è travagliata. Ma qui è estrema. In cosa? Nelle fantasie erotiche del protagonista. Ebbene si, almeno il primo dei tre libri ci descrive un affascinante Christian Grey, imprenditore giovane, forte e ricco che ama le sue donne in modo un po’ particolare: qualsiasi rapporto deciderà di intrattenere dovrà essere interamente rispettoso di un contratto in cui ognuna accetta espressamente pratiche sessuali estreme. E cosa può accadere quando l’ultima ragazza che lo intriga è proprio Alexandra Steele, una giovane ragazza che è tutto tranne che una avvezza a tali pratiche? Quanto l’amore quello vero può cambiarci? Il trucco per farsi piacere questa trilogia è abbandonare il senso critico e sfuggire alla realtà con l’immaginazione. Perché in fondo in fondo ognuna vorrebbe un Mr. Grey accanto a sé. (Alessia Mastrovito)
 
La recensione: La B capovolta - Sofia Schito - Lupo editore. Nessun uomo è mai riuscito a dare un senso logico a questo tragico evento. Nessun uomo sano di mente avrebbe mai portato avanti tale progetto di morte. “La B capovolta” ci illustra la Shoah dal punto di vista di un bambino dei giorni nostri, attraverso un linguaggio molto semplicistico spiega concetti complicati. Primo Levi accompagna il sogno-viaggio del bambino con le sue celebri frasi tratte da “Se questo è un uomo”. E’ la storia di un bambino che, in virtù del fatto che nella sua classe si sta parlando molto della giornata della memoria in vicinanza, fa un sogno. In questo “viaggio” è accompagnato dai suoi compagni di classe verso il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau e dal suo amico chimico (Primo Levi), pronto a rispondere ad ogni sua domanda. Sofia Schito racconta le atrocità vissute dagli Ebrei in maniera velata, con gli occhi innocenti di un infante. Perche la “B capovolta”? Perché sul cancello del campo di concentramento c’era scritto in tedesco “arbeit macht frei” ovvero “il lavoro rende liberi” per invogliare i deportati a lavorare con più voglia. In realtà la frase era stata realizzata da un fabbro che aveva, di proposito, realizzato una “B” capovolta per simboleggiare l’inganno all’interno della frase. Il 27 gennaio si celebrerà la Giornata della Memoria e, anche attraverso libri come questo, è opportuna ricordare l’indimenticabile. (Giulia Livieri)
La recensione: Tre noci moscate nella dote della sposa - Simona Cleopazzo - Lupo editore. Silvia è una studentessa dalle mille risorse, cresciuta con la nonna, dopo essere stata abbandonata dai genitori che non ha mai conosciuto. Si improvvisa grande cuoca in una trattoria di Bologna, la città in cui vive, per far quadrare i conti. E’ fidanzata con Fabio da ormai sei anni, ma rendendosi conto che non sono fatti l’uno per l’altra, lo lascia. Sposa invece Marco, un ragazzo che in poco tempo ruba il suo cuore. Lui però la tradisce, e la conseguente fine del loro matrimonio è la causa che porta Silvia a ritornare a Lecce , quel paese del Salento che le stava tanto stretto prima, portandosi dietro il gatto di quartiere Michelone. Dal Nord la seguono rigorosamente le sue amiche. Silvia è molto socievole e la sua considerevole rete di amicizie femminili le permette di vivere il suo ritorno a Lecce in una casa affitto nel centro storico come un momento di rigenerazione… Silvia adesso fa la baby-sitter a tre bambine che frequentano la danza e la loro madre è un assessore del comune. Silvia spiega alla signora la sua idea di fare qualcosa di concreto per le donne che subiscono violenze, ma quella sembra non tenerla particolarmente in considerazione. Al saggio di danza delle tre bambine, Silvia si accorge della mancanza di una loro compagna: Alice, la piccola di nove anni che le aveva rubato il gatto precedentemente.
Aveva sentito dalla madre della bambina che quel giorno avrebbe dovuto fare il battesimo, ma che ce l’avrebbe fatta ad andare al saggio. Silvia però capisce all’improvviso che quello di Alice non è un battesimo, bensì un’infibulazione. Allora immediatamente si mette a correre trascinando con sé le amiche per salvare la piccola da quell’incredibile ingiustizia e ci riesce, impedisce la pratica (vietata in Italia) sentendosi come una ladra in casa di quelle persone. Nonostante questo, la nostra Silvia deve affrontare anche la morte del suo caro amico Michele: la notizia le giunge all’improvviso. In questa storia al femminile, Simona Cleopazzo fa una riflessione sull’essere donna oggi. Vale senz’altro la pena di essere letta! (Giulia Livieri)
 
La recensione: La giornata di Laura - Myriam Giannico - Lupo editore. La biografia di Laura Rossi Berarducci Vives a cura di Myriam Giannico riporta la storia di una nobile leccese che, pur nascendo nei primi anni del 1900, riesce comunque a dare vita ai suoi progetti. Non sfrutta mai la sua condizione sociale per tornaconti o divertimenti personali, bensì cerca di fare qualcosa di utile per gli altri. Con la sua combattività aiuta i poveri, con la sua determinazione non si tira indietro di fronte alle difficoltà ed è sempre moralmente corretta nelle sue scelte. Oltre a partecipare attivamente alle attività dell’Azione Cattolica, lavora al tribunale dei minori di Lecce e non manca mai di dare il suo contributo alle opere umanitarie. Laura ha vissuto un’esistenza piena nel senso proprio del termine! Questa è la storia di una donna forte, intraprendente, come poche sono state in quel periodo! (Giulia Livieri)
 
La recensione: Letteratura del Novecento in Puglia – Ettore Catalano - Progedit editore. Un’impresa editoriale di grande respiro quella in cui si è lanciato Ettore Catalano con Letteratura del Novecento in Puglia (Progredit 2009). Scopriamo che accanto alla grande letteratura del 900 che si studia nei libri a scuola, ne esiste un’altra, specchio di una regione in crisi. La Puglia contadina viene messa a nudo da scrittori “in fuga” come li definisce Nigro, perno della nostra storia letteraria. “Se si escludono i casi Vittorio Bodini, Tommaso e Vittore Fiore, Maria Marcone, Giorgio e Nicola Saponaro e Nino Casiglio, la letteratura pugliese aveva fatto perno su poeti e scrittori per lo più in fuga e su alcuni altri fuggiti e poi rientrati per costruire qualcosa, come era accaduto a Girolamo Comi e al gruppo dell’«Albero», con Maria Corti, Vittorio Pagano, Rina Durante. Ma tanti altri erano emigrati altrove, avevano narrato le difficoltà della provincia che passava dall’aratro alla scrivania, uomini come Nino Palumbo, Raffaele Carrieri, Marino Piazzolla, Biagia Marniti, Giuseppe Cassieri, Aldo De Jaco, Carmelo Bene. Dunque si faceva fatica a parlare di una tradizione letteraria radicata, di una Puglia presente nella storia letteraria nazionale.”
”Il manuale fa luce su una Puglia, non dunque “terra di formiche” come era stata definita da Tommaso Fiore, ma fertile, schiacciata dai dettami editoriali di Benedetto Croce. Il volume traccia la storia della letteratura dal 1970 perché, come spiega Catalano nell’Introduzione: "a noi è parso opportuno fare un piccolo passo indietro, prendendo come terminus a quo quel 1970 più volte indicato (morte di Bodini, creazione dell’istituzione regionale, effetto ancora dirompente promosso dal sessantotto della messa in crisi dei modelli di una vecchia cultura) per poter capire meglio i processi del presente e affrontare con maggior consapevolezza, senza strumentali semplificazioni e inopportuni manicheismi e gelosie generazionali, la vivacità contemporanea nella sua globalità di espressione" Una letteratura dimenticata, persa tra le pagine dei grandi nomi novecenteschi, tramandata nella cultura popolare e oggi, finalmente, ricordata. “Abbiamo vissuto, ma abbiamo vissuto così intensamente questi ultimi quarant’anni che non ci siamo accorti di aver piantato una foresta di alberi più grande dell’Amazzonia.” (Nigro) . Marika Del Zotti
 
La recensione: Immagina la gioia – Vittoria Coppola - Lupo editore. Due fratelli dal rapporto travagliato da gelosie infantili e sensi di colpa. Una famiglia siciliana calorosa che vive a Mira. Vittoria Coppola ha unito questi elementi in un travolgente romanzo, “Immagina la gioia” che, una volta letto, non si dimentica più. Eva è una ragazza giovane e bella, dalla notevole creatività nella scrittura. Ha un fratello di dieci anni più piccolo di nome Pietro, amante del calcio bello ed estroverso, innamorato della bella e dolce Angela. Pietro è sempre stato più coccolato dai genitori e per questo Eva ha sempre nutrito una punta di invidia verso suo fratello. Sotto consiglio della nonna Annina, la ragazza raggiunge Sciacca, città d’infanzia della donna, per trovare la giusta ispirazione e finire il suo romanzo. Lì, Eva conosce Oliver, proprietario di un locale nel quale lei decide di lavorare. Un giorno lì giunge un bambino di cinque anni dalle origini cubane, Pepe, e sua madre racconta a Eva e Oliver di essere ragazza madre perché il padre di Pepe non tornerà mai più. Intanto a Mira, Pietro avverte un fortissimo dolore al ginocchio che si rivela un tumore osseo. Il suo dottore, il padre della sua fidanzata Angela, fa di tutto per il suo caso e la ragazza non vorrebbe mai perdere, dopo sua madre, anche il suo Pietro. Ad Eva giunge la telefonata di Annina che le comunica la tragica notizia e la ragazza fa ritorno a Mira. La tragedia che si abbatte su un ragazzo di sedici anni.
Sogni infranti di una vita andata in frantumi troppo presto. Aquiloni spezzati prima di decollare. Il ragazzo non avrebbe più assaggiato le marmellate di nonna Annina, né placato le ansie della madre. Pietro si spegne la notte prima dell’operazione al ginocchio, ma fa in tempo a dire alla sorella di recarsi a Sciacca e di cercare la lettera che contiene la verità sulle sue origini, quella per cui sua madre Laura sarà tormentata per tutta la vita. Tra le lacrime, Eva trova la lettera di sua madre per Annina, in cui invoca il suo perdono per aver tradito suo figlio Raffaele con un venditore di orologi. Eva è figlia di una notte di passione basata sul niente. La ragazza collega allora la storia di Pepe con la sua: sono figli dello stesso padre (biologico). Ma sa bene che il suo vero padre è colui che l’ha cresciuta, amata e creduto in lei sempre e comunque. Una storia triste che insegna a crescere e a riflettere sul fatto che, molto spesso, i figli sono di chi li cresce e non di chi li mette al mondo. Certo, è molto triste quando le due azioni non coincidono con la stessa persona. Le dinamiche di questo libro ci portano a riflettere anche sugli inevitabili sensi di colpa di Eva: ha “invidiato” per anni un ragazzo sfortunato, che si è visto strappare i sogni senza poterci fare niente. Spesso, quando pensiamo di avere di meno rispetto a qualcuno, fermiamoci a pensare sul fatto che quel qualcuno potrebbe perdere tutto quello che ha da un momento all’altro. (Giulia Livieri)
 
A passo d'asino - Percorsi tra noi e gli altri - di Damiano Biscosi.
Dopo anni passati a correre e viaggiare da una parte all'altra del mondo, perennemente in cerca di nuove sfide, un giovane manager di una multinazionale decide di fermare tutto e cambiare vita, per guardare finalmente dentro di sé. Riscopre allora la bellezza della natura e il piacere della lentezza, in un percorso di consapevolezza che si realizza soprattutto attraverso il rapporto con gli animali, in particolare con l'asino: l'attività di mediazione con l'asino (onoattività) diventa dunque il viatico per una più autentica conoscenza interiore, e permette di riscoprire fisicità ed emozioni, superando quei blocchi che impediscono di entrare in contatto con la sfera più profonda e più vera del proprio essere. Un libro dedicato a genitori e insegnanti, perché possano arricchire la loro relazione con i propri figli o alunni; ma anche a psicologi, educatori, medici che vi possono trovare spunti interessanti per impostare un rapporto diverso con il paziente e un nuovo approccio alla malattia e al disagio; in generale, un libro dedicato a chiunque senta il bisogno di mettersi in discussione, con alcuni suggerimenti su come iniziare a prendersi cura di sé. Nato a Roma nel 1968, Damiano Biscossi, ex manager della Ericsson, forma operatori e diffonde la conoscenza dell'onoattività sin dal 1996. Ha realizzato un format di corso che è tuttora utilizzato in numerosi centri e conduce corsi di formazione presso numerose strutture specializzate in tutta Italia.

 
Estate... Protezione zero - Si fa presto a dire amore – di Ilaria Solazzo. Realtà, quotidianità e semplicità sono le vere protagoniste di questo romanzo d’amore. Un linguaggio molto comprensibile, chiaro e lineare come altrettanto privo d’articolazioni complicate è il filo conduttore della narrazione che fa da guida al lettore che inevitabilmente rischia di perdersi nel groviglio d’emozioni d’Isabella, l’eroina della storia. Chi non è mai stato in un campeggio? Sicuramente ognuno di noi ha sperimentato il diretto contatto con la natura almeno una volta nella vita, assaporando appieno il calore del sole e il sale del mare. Oltre ad essere un “locus amoenus” è anche un luogo d’amore, d’incontri, di sguardi, di passioni a cui è impossibile rinunciare, specie se si è giovani, liberi e fragili. È il resoconto di una sola estate, ma tatuato in pagine talmente pregnanti di riflessioni che fanno di esso un bilancio esistenziale di un percorso di vita in cui una bambina, divenuta adolescente, si rende conto di essere una giovane donna ormai. L’autrice ventiquattrenne, Ilaria Solazzo, sfruttando la sensibilità e la leggerezza della propria età, riesce ad entrare nell’inconscio del lettore cercando di risolvere gli eventuali dubbi, tradimenti, litigi, delusioni che non solo la bella Isabella ha provato. Il trucco è reagire con assoluta lucidità davanti agli oltraggi e alle sofferenze, guardare il bicchiere sempre mezzo pieno e mai mezzo vuoto, prendere il meglio da ogni situazione, spogliarsi dei rimorsi e dei rancori, godendo d’ogni piccola cosa e d’ogni sorriso che la vita ci riserva. Leggere queste pagine è anche un modo per riscoprire le bellezze del Sud: Torre Rinalda, il Salento, la Puglia mediterranea con tutta la sua vegetazione e i paesaggi mozzafiato.
Essi ornano il racconto con colori vivaci e brillanti, con armonie e profumi che rendono la storia d’Isabella e del suo amato Giulio la stessa vissuta da ognuno di noi. In loro ci riconosciamo, ci confondiamo, ritroviamo molti nostri episodi e nel rileggerli, siamo invasi da sensazioni del tutto amplificate e alcune di loro, nel riviverle, molto probabilmente fanno un po’ male. Il ricordo, il pensiero però, fanno parte del gioco della dimensione umana e nessuno di noi deve privarsi del dono della memoria per paura di soffrire di nuovo. La storia di Isabella e Giulio inizia come tutte, puramente per caso: lei è sulla spiaggia, timida e riservata, amante della natura e della vita, una ragazza cresciuta in una famiglia umile e onesta, a cui non mancano tutte quelle virtù che oggi in molte altre sono difficile rintracciare. Un giorno conosce Giulio e la monotonia che solitamente un po’ annoia si fa novità, bellezza, stupore; tutto in lei e fuori di lei cambia. Ora tutto è migliore, il mondo è un posto migliore, i suoi difetti si trasformano in pregi, i suoi sconforti diventano insicurezze, i dubbi in certezze. Giulio è il classico bello e dannato, consapevole del suo aspetto e degli effetti che sprigiona nelle ragazze, fiero e sicuro di sé, ma solo in superficie. Isabella vedrà in lui quello che gli altri non riusciranno a vedere, un’insicurezza sprofondata nel cuore, causata da un errore che gli costerà la perdita del suo unico vero amore e nessuno, neanche la nostra eroina potrà sostituire. (Sara De Virgilio)
 
La recensione: Il seme dell’equilibrio - Davide Carboni - Lupo editore. Nell’universo immaginario creato da Davide Carboni, i discendenti dei Draghi, il popolo dei Lavakiry e quello dei Photomary, vivono in un mondo parallelo al nostro, in un’eterna lotta tra l’Ignoto e il Nero per il possesso del Seme e dei suoi poteri. Come per Brann, erede del leggendario Dakubin, è l’inizio di una grand’avventura anche per il giovane scrittore. Davide nasce a Lecco e frequenta l’Università Commerciale a Como. Appassionato di racconti fantasy, con ammirabile creatività e umiltà ha ideato un romanzo tanto fantastico tanto reale, dove i cruenti duelli per riportare la felicità agli abitanti delle Tre Terre fanno da sfondo e sostegno ad un’attenta analisi della psiche umana: ogni fragilità, debolezza, le antiche virtù e valori che sono ora assai sbiaditi, l’amore in ogni suo volto, il rispetto per la natura che veste il mondo intero e l’amicizia che non bisogna mai sottovalutare, perché nella maggior parte dei casi è la sola ancora di salvezza che abbiamo. La scoperta di un destino, da cui derivano enormi responsabilità, è ciò che attende Brann, ma anche grandi meriti. Suo padre, Dakubin, era pronto a fare tutto il necessario perchè il cerchio della morte s’interrompesse, e lo fece. Si lasciò alle spalle una moglie che lo amava profondamente e un’altra che non aveva mai smesso d’amare, un figlio che avrebbe voluto veder crescere, un altro figlio che non lo aveva mai accettato e un popolo in guerra che voleva salvare a tutti i costi. Miria, la bella dagli occhi blu e dall’incrollabile forza di volontà, sarà disposta a sacrificare la sua vita per il nostro eroe perché l’amore, quando è vero, ci porta ad avere cura dell’altro più di noi stessi. Tra vulcani ribollenti di lava e spesse lastre di ghiaccio si nasconderanno i pericoli e gli avversari spinti da un odio tormentoso e spietato, guidati dal colosso Rasva. La paura è fedele compagna del coraggio e, senza di essa non si potrebbe aspirare ad alcuna pace o serenità. C’è sempre speranza, così come ci sono cose che resteranno sempre nel cuore. (Sara De Virgilio)
 
La recensione: Gocce nel deserto – Ilaria Solazzo. Poesie e riflessioni di una ragazza tenace dal cuore fragile. Ognuno di noi è stato innamorato, tradito, perdonato, deluso, felice almeno una volta nella vita, ma non è da tutti trasmettere emozioni e sentimenti così forti e riportarli sul foglio bianco come straordinariamente Ilaria Solazzo riesce a fare con impressionante spontaneità. Nata a Brindisi, sin da bambina si appassiona alla lettura, dedicandosi alla stesura di poesie all’età d’undici anni. Le reazioni umane cambiano da soggetto a soggetto, alcune hanno polso fermo, altre degenerano negli abissi della disperazione per altri ancora regna suprema e indisturbata l’indifferenza. La fede, la poesia, l’amicizia, l’amore sono le chiavi di lettura dei suoi versi, nei quali è facile riconoscersi e ancor di più perdersi! Unica bussola nel labirinto della vita è il passato, vero “custode dell’identità di ciascuno di noi”. La bella poetessa pugliese ha la capacità di scrutare il groviglio delle passioni da vibrar l’anima! I suoi componimenti sono colmi del suo eco che rimbomba all’unisono con la coscienza del lettore. Le inquietudini, i dubbi, gli sguardi tanto adulati e poi maledetti, le persone care, l’amore corrisposto che finalmente arriva e riesce a riportar a galla la grinta e la voglia di andare avanti, sono le muse di una singolare sensibilità. Ogni poesia è come se abbracciasse, cullasse i rancori e i rimossi, alleggerisse i pesi non più sopportabili, fuggisse al carico dei tanti “se” e dei “tanti” ma che trasciniamo da tempo immemorabile. Amare una persona è averla senza possederla, dare l’intera nostra essenza senza alcuna pretesa, desiderare la sua compagnia senza esser mossi dalla solitudine, aver paura di perderla senza sfociare nella gelosia ossessiva, avere bisogno di lei e non esserne dipendente, aiutarla senza aspettarci gratitudine. Amare è essere indissolubilmente legati pur rimanendo liberi, essere un tuttuno insieme pur conservando e rimanendo se stessi.
E’ proprio questo l’obiettivo dell’autrice, faticosamente raggiunto grazie alla poesia che le ha garantito il suo posto nel mondo, le ha tracciato il sentiero dei suoi desideri e ambizioni sempre con grand’umiltà, rappresentando per lei un magnifico nascondiglio segreto per sfuggire dagli affanni e dagli egoismi e coltivare invece gioie e speranze. Il cuore dell’uomo è sempre lo stesso, siamo tutti pedine dello stesso gioco. Ritagliarci un angolo di riflessione, al di fuori del trambusto quotidiano, è una sana abitudine per non rischiare di lasciarci sconvolgere perdendo il controllo del nostro essere. La poesia può essere una medicina contro il mal di vivere! Le sue poesie consentono di guardare il mondo attraverso i suoi occhi, con l’energica vitalità che solo i ventenni sprigionano, da prospettive che sicuramente ci sarebbero sfuggite. Un vero e proprio inno alla lotta per la felicità, all’amore puro e incondizionato, a spogliarsi delle maschere d’ipocrisia, a cogliere la luce dopo momenti di cupa oscurità! (Sara De Virgilio)
 
La recensione: Gli occhi di mia figlia – Vittoria Coppola - Lupo editore. Le favole si concludono sempre con un lieto fine, ma la vita non è una favola e bisogna sempre fare una scelta, seppur dolorosa. E’ possibile che ognuno abbia già un progetto stabilito? Non si deve far altro che seguirlo, magari sulla spinta di qualcuno che c’indirizza verso percorsi che non avremmo considerato mai, o siamo davvero gli artefici della nostra felicità? E se nulla è lasciato al caso, perché il più delle volte si è pienamente convinti che mentire è la strada giusta da prendere? Ammucchiando bugie su bugie, sconvolgendo le esistenze di altri e condannando al rimorso e al tormento la propria. E intanto intorno tutto continua: nuovi sguardi con cui incrociarsi, ruoli da interpretare, identità da celare, scelte ancora da prendere. Dana è la protagonista di un amore impossibile e, forse per questo, eterno: circondata da benessere e lusso, si trova quasi a soffocare nella sua bella gabbia d’oro a Siena, circondata per anni da genitori che non hanno fatto che costruire castelli di sabbia, limitando la sua libertà e imponendo le loro volontà a dispetto delle sue inclinazioni e i suoi desideri, senza offrirle neanche il tempo di prendere decisioni sul suo futuro.
Ma Dana è forte, è un’iniezione di vita: il suo cuore pulsa per anni, giorno e notte, per Andrè, affascinate francese che immortala sulle tele volti di donna senza sguardo, attendendo colei dagli occhi più puri e meritevoli. Ogni personaggio di questa storia è strettamente dipendente da tutti gli altri: un vero e proprio puzzle da comporre, un mistero da risolvere. Amanda è sua madre, una donna iperprotettiva e perversa che pur di non esplodere e preservare la sua raffinatezza, terrà ogni rimorso dentro di sé. Franco, debole, insicuro e marito devoto, non riesce ad esprimere l’affetto nei confronti di sua figlia, trattenendo serrate le labbra per non svelare coscienze troppo a lungo rimaste nel fango. Il lettore, come se fosse un detective, si trova catapultato in un giallo, dove le vittime e i colpevoli sono i sentimenti e le passioni umane, nel bel mezzo degli anni settanta, tra complotti, crudeltà e menzogne. Tutti i tasselli torneranno al loro posto: un amore, se vero e unico, crescerà anche a distanza, pur sotto silenzio, non si spegnerà. La giovane scrittrice ventiseienne Vittoria Coppola, ha reso orgoglioso il territorio salentino grazie a questo romanzo stimato dal Tg1 “libro dell’anno 2011”, scolpendo nelle pagine un’attenta analisi dell’animo umano, con tutte le sue debolezze e i complicati perché, attraverso la storia di un amore che valeva la pena raccontare, regalando emozioni e spunti per stimolanti riflessioni.
(Sara De Virgilio)
 
La recensione: Manuale d’Intelligence – Antonella Colonna Vilasi - Chiarezza. Questo l’obiettivo principale che deve essersi posta l’autrice nell’affrontare con stile manualistico un tema controverso come quello dell’intelligence, sfatandone miti e pregiudizi e proiettandone caratteristiche e necessità nel futuro. Dedica, infatti, il primo capitolo (circa una sessantina di pagine) alla disamina di quelli che sono i processi tecnici e il funzionamento teorico e pratico, generale e particolare dei servizi di informazione occidentali odierni. Questo per capire meglio innanzitutto di cosa si stia parlando, visto che mai come in questo campo si rischia di restare ancorati alle popolari, fantasiose immagini di 007 in smoking e alla guida di una super tecnologica Aston Martin. Con l’aiuto di una scrupolosa suddivisione in paragrafi e frequenti elenchi puntati, la Vilasi riporta il lettore coi piedi per terra.

Meno fascino (forse), e più sano pragmatismo, ma senza farsi mancare interessantissime parentesi storiche, con l’immancabile accenno a quelle operazioni che in fin dei conti hanno contribuito non poco ad alimentare la “speculazione cinematografica”. La seconda metà del manuale è, invece, dedicata interamente alle prospettive future, a quanto sia stata dura, dalla caduta dell’U.R.S.S. ad oggi, adattare le strutture d’intelligence all’analisi di un mondo divenuto instabilmente multipolare, da rigidamente bipolare che era. Le sfide del XXI secolo vanno dalle tensioni etnico-religiose agli squilibri economici, relegando l’ambito militare ad un ruolo di secondo piano rispetto al passato. Oggi la partita si gioca anche e soprattutto in altri settori, a cominciare da quello economico: è, quindi, fondamentale che i servizi segreti diventino un gigantesco serbatoio di informazioni determinanti e cruciali, ma che spazino tutte le aree di interesse della vita sociale di un Paese. Soprattutto, informazioni che siano sempre meno segrete. A rivestire importanza crescente, è infatti la cosiddetta Osint (Open Source Intelligence), che prevede la raccolta di informazioni sfruttando canali etici e legali, e non classificati: ciò renderebbe da un lato più facile condividere dati con alleati sempre meno vincolati, come alleati occasionali o le stesse organizzazioni sovranazionali che vanno moltiplicandosi; dall’altro renderebbe meno diffidente un’opinione pubblica che reclama con sempre maggior veemenza il suo “diritto di sapere”. Insomma, pare si vada verso una riforma del sistema che renda i suoi prodotti più utili, più “spendibili” tramite la maggiore vicinanza al cittadino. Una lettura illuminante, ricca di spunti di riflessione, per aprire gli occhi su un tema così frainteso eppure così decisivo per il futuro della nostra società. (Susanna De Stradis)

 
La recensione: Carlos Luis Zafon – Il gioco dell’angelo

Il secondo libro dell’autore spagnolo rivelazione degli ultimi anni in tutto il mondo cattura il lettore sin dalla prima pagina, quasi come un’eco del precedente successo “L’ombra del vento”, del quale riprende alcuni personaggi e l’ambientazione nella bellissima Barcellona del secolo scorso. Le parole e lo stile di Zafon non riescono a far interrompere la lettura, presi dalle descrizioni dei personaggi, della città, delle storie che intrecciano i protagonisti sempre legati alle vicende di un libro che vuole che si pubblichi e che in realtà si presenta sempre come uno specchio dell’anima di uno dei personaggi del racconto. Un romanzo di difficile classificazione come genere, ma che in poco più di 300 pagine mescola abilmente tutti i generi, portando il lettore verso il finale più inaspettato in un crescendo di emozioni che si condividono con quelle dei personaggi stessi.
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: Aristotele – Poetica

Un classico non muore mai. Più di mille anni fa un uomo, un filosofo, ha scritto testi che ancora oggi è un piacere poter leggere e rileggere. La poetica è un trattato sull’arte come distinta dall’etica e dalla morale, con un’analisi di quei generi che noi oggi diamo per conosciuti ma che affondano le loro radici nei testi greci di tantissimo tempo fa come la commedia e la tragedia. Parole e concetti che non tramontano mai e dai quali può sempre impararsi.
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: Trudi Cannavan – La corporazione di maghi

Un’autrice poco conosciuta in Italia, ma che promette molto bene. Uno dei migliori fantasy degli ultimi anni che abbandona il filone vampiri e riabbraccia maghi e streghe, una sorta di ritorno al fenomeno Harry Potter degli anni ’90. Una lettura piacevole, non molto impegnativa, che prende il lettore dalla prima pagina e lo invita a proseguire nel racconto fin quando, arrivati al finale, non si vuole far altro che comprare il secondo volume. Anche in edizione economica TEA, consigliato a chi non vuole andare a dormire la sera senza dedicare 5 minuti ad una lettura avvincente ma senza troppo impegno mentale perché venga seguita.
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: L’alba - Lisa Jane Smith

In uscita il 12 gennaio, “L’Alba” è l’ultimo libro scritto interamente dall’autrice Lisa Jane Smith de “Il diario del vampiro”, la saga fantasy tra le più conosciute al momento, soprattutto per la trasposizione in una serie tv che tiene incollati migliaia di giovani e non solo davanti agli schermi. Elena è finalmente riuscita a salvare il suo amato vampiro Stefan e a riportarlo nel mondo dei vivi, ma Damon, fratello di lui, è intrappolato nella Dimensione Oscura ed Elena sente ancora una forte passione che la trascina verso di lui. Chi sceglierà tra i due alla fine? La risposta nel libro edito Newton Compton. Una lettura leggera per chi ama il genere vampiresco.
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: Cime Tempestose - Emily Bronte

Un classico della letteratura inglese, unico libro dell’autrice, conosciuto da milioni di lettori anche giovani, è la storia dell’amore eterno e spassionato dei due protagonisti, Heathcliff e Catherine, che finisce col coinvolgere e distruggere una famiglia intera. E’ un romanzo d’altri tempi, dove le descrizioni sono particolareggiate, i personaggi e le loro relazioni e passioni raccontati e analizzati nel profondo, alle volte anche così tanto che il periodo risulta lungo e complesso. Ma il fascino che tale libro a distanza di più di un secolo ancora possiede è unico. Si sa che le storie d’amore attirano sempre coloro che sono d’animo sensibile, e i discorsi poetici e metaforici di Heathcliff non possono non smuovere l’animo anche del più reticente, ma nel complesso il racconto non pecca in nulla e spinge anzi a ritenere che questo è e rimarrà uno di quei romanzi che non possono non leggersi almeno una volta nella vita.
 
La recensione: Cecità – Josè Saramago

Uno dei libri più attuali e affascinanti da un autore a mio avviso meritatissimo premio Nobel per la letteratura. Un racconto che analizza e denuncia la realtà attuale sottilmente, senza attacchi diretti, in una ambientazione quasi surreale. La storia immaginata è quella di una città in cui pian piano si diffonde una epidemia che rende tutti ciechi (eccetto la moglie del medico al quale all’inizio tutti si rivolgono) e che ha come conseguenza il fatto che per evitare ulteriore contagio questi vengano rinchiusi in un ex manicomio, costretti a convivere. Durante questo periodo assieme, privati della capacità di vedere, dovranno reinventarsi come uomini, ricominciare da zero, innanzitutto dall’organizzazione della loro vita. Ma rispetto all’attuale sistema invece di migliorare la situazione peggiora, poiché la situazione descritta è di un tal degrado da sembrare di essere regrediti allo stato di guerra hobbesiano. Il libro si conclude con l’epidemia che scompare improvvisamente così com’era venuta, dopo aver dato modo all’autore di denunciare il nostro tempo e gli uomini di oggi chiusi nel loro egoismo..
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: Awakened – P.C. & Kristin Cast

Disponibile in libreria dallo scorso 27 ottobre, edito Nord, “Awakened” è l’ottavo libro della saga di madre e figlia (P.C. Cast e Kristin Cast) iniziata con “Marked” e che prosegue inesorabile nel racconto affascinando milioni di lettori in tutto il mondo. Rivolto a lettori di tutte le età, ma amato quasi dalle adolescenti, racconta la storia di Zoey, sedicenne che si vede trasformata la propria vita da un giorno all’altro perché riceve il “marchio”, una mezzaluna blu che la contraddistingue, segno che è previsto per lei un percorso che la porterà a diventare una vampira e a ricevere una apposita educazione nella famosa Casa della Notte, che fa da sfondo a storie ed eventi che accompagnano la crescita della protagonista. «Un romanzo che conquista subito e che si divora in un attimo.» The New York Times.
(Alessia Mastrovito)
 

La recensione: Il Canto della Terra - Uccio Aloisi

Nel Canto della Terra il ritratto di un grande cantore popolare. Ascoltando il Cd incluso nel libro “Il Canto della Terra”, si ha la sensazione di essere piacevolmente trasportati per le viuzze dei paesi salentini dove basta un tamburello ed una voce per rivivere i profumi e i sapori di questa bella terra che è il Salento. Questa è la cartolina che Uccio Aloisi ci restituisce con la sua melodica voce: con i magnifici stornelli salentini ci rende immagini e quadretti di un passato che rivive fra le note della sua voce che talmente è melodiosa che l’uso dell’accompagnamento strumentale a volte rischia di essere addirittura superfluo, una voce così forte che sa essere a tratti, addirittura commovente. Il libro è un omaggio dovuto a questo grande personaggio, Uccio Aloisi, un contadino del Salento che ha curato la sua terra con le braccia e l’ha cullata con la voce. Uccio Aloisi è stato uno dei più grandi rappresentanti della cultura popolare salentina e questo libro ne è la testimonianza, una sorta di trofeo da donare a questa grande personalità incastonata nella storia delle tradizioni popolari del Sud. Il Salento è un variopinto mondo di tradizioni, usi, costumi, colori e Uccio Aloisi ha dato il suo grande contributo affinchè tutto questo patrimonio non muoia mai, riviva sempre nel suo canto. Questo personaggio, infatti, sebbene venuto a mancare nell’ottobre del 2010, rimarrà nei cuori dei salentini uno dei più grandi cantori della nostra cultura popolare e questo libro ne vuole essere testimonianza. (Maria Grazia Manna Pignataro)

 
La recensione: Cose di cosa nostra – Giovanni Falcone

Uno dei libri più toccanti della storia italiana di ieri e di oggi. In queste pagine il giudice Falcone descrive con minuzia il mondo della mafia e il funzionamento dei rapporti interni tra mafiosi alla luce della sua pluriennale esperienza “sul campo” che lo condusse alla morte assieme al collega Borsellino. Una lunga intervista che si snoda sui punti cruciali del peggior male italiano, ancora oggi di ardua comprensione e di difficile risolvibilità. Falcone lascia ai suoi lettori e a tutti coloro che sono interessati all’argomento la sua esperienza, la sua vita, il suo modo di rapportarsi alla mafia stessa, giudice e uomo che ha servito lo Stato dall’inizio alla fine, analizzando comportamenti, fatti, eventi che rendono la mafia un unicum tanto in Italia quanto nel mondo. Una testimonianza di quanto la mafia stessa sia nello Stato e contro lo Stato e di quanto duro lavoro spetta ai “servitori dello Stato” per comprenderla a fondo e per poterla combatterla. Il racconto di un uomo che ha fatto la storia della lotta alla mafia negli anni ’80 e ’90 e che verrà ricordato sempre per il suo coraggio.
(Alessia Mastrovito)
 
La recensione: Il fantasma di Canterville - Oscar Wilde

Oscar Wilde lo conosciamo tutti per il famosissimo “Il ritratto di Dorian Grey”, manifesto per eccellenza della corrente dell’estetismo ottocentesco, versione inglese del nostro D’Annunzio. Pochi sanno però che Wilde è uno di quegli autori che qualsiasi cosa scriva, è in grado di renderla unica. In questo racconto giovanile e breve si umorizza sul tema della morte. Sir Simon di Canterville è il protagonista di questa storia che, divenuto fantasma, passa il tempo a divertirsi spaventando gli inquilini della casa dove all’epoca della sua reale esistenza uccise la moglie. Solo l’arrivo della famiglia Otis sconvolgerà il suo equilibrio, quando Sir Simon si renderà conto di non necessitare di altro se non dell’aiuto di qualcuno per espiare gli errori del passato e proseguire per la sua vita. Un racconto su un tema importante in chiave divertente resa da un autore che merità di essere conosciuto non solo per il suo capolavoro.
(Alessia Mastrovito)
 



La recensione: I dolori del giovane Werther - Goethe

Romanzo epistolare di Goethe che rapisce il lettore romantico e non sin dal primo rigo. Tutto ruota intorno alla figura del giovane Werther, un ventenne che ha da poco terminato gli studi e si trasferisce in un villaggio per dedicarsi all’otium letterario. In occasione di un ballo incontra la giovane Charlotte, detta Lotte, per la quale perde completamente la testa, Ma la ragazza è promessa sposa del facoltoso Albert, un uomo moralmente buono, col quale lo stesso Werther stringe un rapporto di amicizia. Questo triangolo condurrà ad un dispiacere sempre maggiore il giovane, consapevole che non potrà mai avere la donna che ama, che deciderà alla fine di togliersi la vita per risparmiarsi ulteriori tormenti del cuore.
Epistolare rivolto all’amico Guglielmo, una raccolta non solo di lettere attraverso le quali si dipana la storia del giovane, ma un’opera che riesce a mettere a fuoco la semplicità e bontà dei suoi sentimenti nei confronti della donna, senza malizia alcuna e senza che vi sia una colpa attribuibile a qualcuno, se non all’amore, per la scelta estrema del suicidio del personaggio. Goethe, nella stesura del romanzo, aveva forse a mente la storia medievale di Abelardo e Eloisa, conclusasi tragicamente al pari di questa.
Perché non sempre possono soddisfarsi i desideri del cuore.
(Alessia Mastrovito)

La recensione: La vecchia Legnano - Domenico Gullo - Lupo editore

“La vecchia legnano” è un romanzo che inevitabilmente ci riporta indietro nel tempo, a quando si era bambini e con gli occhi innocenti e puri si guardava al mondo come ad un grande gioco, ricco di colori e di cose nuove da provare. Mimmo, il narratore, non dimentica chi è stato, quel fanciullo che guardava ad una storica Ducati, ad una vecchia macchina da cucina Singer, alla Legnano, quella bicicletta che lo ha accompagnato nelle fasi più belle ed importanti della sua vita. E con i suoi occhi da adulto riconosce come sia dalla fanciullezza che si impara la vita. Ricordare non è sempre un qualcosa di positivo, ma neanche dimenticare è giusto. Ogni tanto non fa male voltarsi indietro e riconoscere come quello che siamo stati ci abbia aiutato ad essere quello che siamo oggi, catapultati in una vita che forse non avremmo mai immaginato di poter avere. Ma guardandoci alle spalle restano tante cose, gesti, sensazioni ed emozioni che non possono e non vogliono cancellarsi. Questo romanzo vuole essere un inno alla grande forza della famiglia, istituzione prima nell’impartire ai giovani del domani dei valori e una cultura fondata sul rispetto anche e soprattutto delle proprie radici. Domenico Gullo rende omaggio alla sua terra d’origine, descrivendo un paesino del Sud con i suoi tratti più caratteristici, arricchendo la storia di vicende non solo d’amore ma anche di violenza, come la storia del padre di Francesco. Un libro meraviglioso, che incanta il lettore dalle prime righe. (Alessia Mastrovito)

 

La recensione: Lucignola - Gloria De Vitis - Lupo editore

Anna è una donna dei nostri giorni. Ama la pittura e la letteratura; ricorre frequentemente a lunghe poesie per meglio imprimere nella mente sua (e del lettore in generale) le emozioni che vive. Sembra che abbia tutto, ma in realtà sente che le manca qualcosa, quel qualcosa che di cui è alla ricerca perenne: l'amore. Ha un rapporto con gli uomini molto forte, da donna emancipata che non indugia in rapporti che non le lasciano nulla. Così quasi "vende" il suo corpo, cercando di farsi male, di ferirsi, per andare oltre alla superficie dell'oggi e per sentire un'emozione diversa dalla solita vita, come quella che ogni volta le lascia il dipingere o il dedicarsi interamente all'arte.
La sua vita sembra avere una svolta il giorno in cui incontra Tobia, un uomo che la affascina subito, con il quale inizia una relazione forte, destinata a consumarla, a farle avvertire un bisogno sempre più forte di vedere quest'uomo, l'unico col quale si condivide, come a lasciarlo entrare nel proprio intimo. Ma Tobia nasconde qualcosa, quel qualcosa che porterà Anna alla distruzione totale del suo essere, nel manifestarsi di tutta la sua fragilità nascosta.
Un libro a tratti anche "molto forte" che apre al lettore un mondo in cui ci si immerge dall'inizio alla fine, quasi riuscendo a immedesimarsi nella vita di Anna che scorre come un fiume tra le pagine di questo che potremmo definire proprio uno squarcio di esistenza di una donna comune, alla ricerca della sua verità personale.
Gloria De Vitis intitola benissimo il libro con "Lucignola", perché Anna mente su se stessa al mondo, cercando quasi di nascondere il suo essere di cui è ancora alla vera ricerca. Pagine molto toccanti, che lasciano con una serie di dubbi e di incertezze sull'esistenza di ognuno di noi e sulla ricerca del nostro vero Io nel mondo.
(Alessia Mastrovito)

 


La recensione: Al profumo dei fichi - Gianluca Mossuto - Lupo editore

Quanti credono di avere dimenticato tutti gli episodi della propria infanzia, quando si imbattono in un odore, un profumo, una scena che ricorda loro quegli anni tanto lontani eppure così vicini al cuore? E in quella circostanza tutto torna a galla. E’ come un paesaggio che all’improvviso si rischiara dalla nebbia attraverso i raggi del sole che piano a piano illuminano e rendono tutto più chiaro. Questo è ciò che fa questo libro per il lettore. Il ricordo dell’autore diventa il ricordo di ognuno di noi, una di quelle foto di quando si era bambini che improvvisamente viene alla mano. E tutto torna vivo. Ci sono ancora la nonna in cucina e il nonno sulla sedia con la sua pipa, le domeniche passate in campagna con tutti i parenti. C’è la spensieratezza di una volta, la curiosità di voler provare ogni cosa. C’è il profumo del caffè e il sugo della domenica. Ci sono i nipoti ancora bambini, gli animali e il paesaggio campagnolo.
Mossuto apre al lettore uno squarcio della sua vita, facendo diventare parole una sua fotografia dell’infanzia, di un’estate salentina come un’altra passata tra gli affetti di un tempo. E’ un ritorno, seppur fulmineo e momentaneo, alla semplicità della fanciullezza, lontani dal caos della città. Un richiamo ai valori semplici del passato, non soggetti a consumismo dei giorni nostri. Uno di quei momenti che fanno salire sempre un sorriso sulle labbra al ricordo di qualcosa che non c’è più ma il cui profumo si avverte sempre nell’aria al solo passaggio per quei posti, ormai soggetti al corso del tempo e magari diversi, non più come li abbiamo in memoria, dove si sviluppano nuove storie a noi estranee.
Un libro che lascia alla fine una lieve nostalgia dei tempi andati, profondo, che invita a non dimenticare ciò che un tempo ci faceva felici. Qualcosa che è parte sempre della storia di ognuno. (Alessia Mastrovito)




Cinema


 
 

Programmazione cinematografica




 

 


Poesie e racconti



Questo sarà uno spazio dedicato interamente all'ineguagliabile bellezza della poesia. Un posto fatto di pensieri in libertà, di schizzi immensi, per i quali non servono autorevoli e ragionevoli garanzie estetiche. Questa rubrica sarà curata da me, una semplice poetessa in erba, per cui scrivere è condivisione, è esprimere la propria gioia ed il proprio dolore, è saper utilizzare una forma così artefatta e complicata come il linguaggio per riempirlo della naturalezza dei sentimenti. Non tutti sono poeti, lo sono soltanto coloro che hanno un animo troppo grande e profondo per adeguarsi al silenzio della massa che li circonda. Non occorrono regole, nè artefici formali, si può scrivere quando si sente la necessità di bloccare il moto di quei pensieri che ci vagano nella mente, come note sfuggenti e melodiose.

Quindi, chiunque si riconosca tra le righe su citate, può inviare i propri contributi a: redazione@brindisinews.com





Leros, la mia Isola ... la mia Anima

Ci sono canzoni che sono come fotografie sotto pelle. Incancellabili, perchè non si limitano a parlare di te, ma raccontano di qualcosa che ami, con parole che non sei mai stata capace di trovare prima di quel momento. Quel momento perfetto in cui la musica ti viene in aiuto e ti salva, come sempre mi succede; quel momento che, nel mio caso, coincide con il suono delle dita di Niccolò Fabi che danzano sulle corde di una chitarra. Quelli sono i miei accordi preferiti, quelli che riconoscerei fra mille, anche fra dieci, venti anni; sono gli accordi della MIA canzone tatuata sulle vene, quella che racconta la storia del luogo che amo di più al mondo.

E' la storia di un'Isola, un'isola lontana, tanto lontana da essere, nella mia mente caotica, "un pensiero scucito dalla realtà". E' il racconto di come io abbia deciso di scegliere quest'isola come mia casa, o forse di come Lei mi abbia scelto, tanti anni fa... quando ero così piccola da non poter ricordare la sensazione che ho provato nel momento in cui le acque di quel mare, del bellissimo e beffardo Egeo, hanno toccato per la prima volta le dita dei miei piedi ancora piccolissimi. Non ho memoria di quell'istante, ma forse è andata proprio così. In quella frazione di secondo deve essere nato un legame fra me e quelle acque salate. Un legame che si è rinnovato un paio di anni fa, quando ho potuto immergere di nuovo i miei piedi decisamente più grandi in quel mare, dopo sette anni di distanza. Sette anni di distanza da Leros, un'isola greca del Dodecaneso, che si affaccia sulla Turchia... la mia Isola.

Un amore così forte è difficile da raccontare; è raro che qualcuno capisca davvero cosa sento quando, con sicurezza e con gli occhi lucidi, affermo che il mio cuore è quasi interamente occupato dal ricordo della bellezza dell'Isola dell'oblio. E' così che Leros viene definita, perchè, fra le sue vie nascoste, il tempo non esiste. Non esiste l'affanno della vita di tutti i giorni, non esistono "passanti qualunque", troppo distratti per guardarsi intorno o guardarsi negli occhi; passanti che troppe volte incontro per le "strade qualunque" della mia città, "distratti o indifferenti a ciò che e' importante". A Leros non si sente "l'urgenza" di rincorrere impegni che tolgono il respiro, non si ha affatto bisogno di correre, in realtà. Il tempo non esiste. Al mattino ci si sveglia per il canto di un gallo troppo rumoroso, si fa colazione in giardino con pane dolce e serenità. Si muovono due passi fuori dal cancello blu della propria casa rigorosamente bianca... e ci si trova dinnanzi al mare. Faccia a faccia con l'incredibile verde acqua dell'Egeo, ci si sente meravigliosamente impotenti. Il tempo non esiste e, cullati da quella sensazione di infinito, si assapora tutto, tutto si vive. Gi odori, i colori, alcuni suoni, tutto. Il pane caldo al mattino, che i bambini sgranocchiano seduti per terra, i polpi appesi ad asciugare al sole, attorniati da mille api stordite dal troppo caldo. Il dolce suono delle scarpe sui ciottoli, sulla sabbia vicino alla riva, del cuore che batte veloce nelle salite. I paesaggi, strapiombi sull’anima; il vento fra i capelli, quando in macchina si è liberi di tenere la testa fuori dal finestrino. I gatti che si accoccolano vicino ai piedi più piccoli, i pescherecci che tornano da chissà dove. Poi la gente, volti di anziane che ti salutano, sempre, ancora quelle case simili alla tua, tutte con le porte blu, aperte … sempre.

Leros è la mia idea di libertà, la mia "cura del tempo". Viverci è come essere in un sogno meraviglioso, che si merita tale aggettivo semplicemente perchè è realta. Camminando per le sue strade ci si imbatte in “Porto Lago” che sembra lo scenario adatto per un noir di successo. Il posto in cui si vedono gli abbracci veloci alla gente che parte, dove si lanciano sguardi rabbiosi alle nuvole che coprono le stelle. Si arriva ad “Agia Marina”, magari, al tramonto, con le barche ormeggiate che cambiano colore, e il gelato che si scioglie e un po’ ti gela le mani, riscaldandoti l'anima. Si passa per “Merikià”, dove il mare è sempre insolitamente calmissimo, anche quando tira forte il vento. Come se fosse un luogo protetto, un po’ lontano dal resto dell’isola, dove le stelle sono più vicine che mai. E infine si arriva a Pandeli, sempre a Pandeli, nel posto dove c'è la mia casa. Il primo posto che ho visto al mio arrivo e l'ultimo che ho salutato con il groppo alla gola prima della partenza, quando le valigie sono pesanti come l’inquietudine che si sente nello stomaco. Quando le luci dei mulini sono accese perché la sera è calata, troppo in fretta. Come in fretta scorrono, ora che scrivo, le immagini della mia Leros davanti ai miei occhi velati dalle lacrime. Le mie lacrime ci sono per tanti motivi; perchè sento la mia Isola che mi chiama, sempre, d'inverno come in primavera, o anche adesso che l'estate è alle porte. Le mie lacrime ci sono perchè, a volte, ho paura di dimenticare. E' per questo che, allora, mi convinco a scrivere di Lei. Della sua gioia, del paradiso che è. Così non dimentico, mi dico. Così porto sempre nel cuore la mia Isola senza tempo; il posto dove ho deciso di stare, il posto che ho “dentro”. " (Doriana De Luca)

"Serve più coraggio a stare fuori o dentro?"






I petali del tuo fiore


Conosco tutti i petali del tuo fiore,
li annuso ad uno ad uno
li occulto nel nulla.
Sensazione gradevole,
colore magico,
magia di natura.
Odore di campi e luce di raggi,
raggi di sole nelle fredde giornate.
Fruscio delicato al cambio d’acqua
leggero, come il volo di un Angelo
che raggiunge la Purezza del Creato.
Purezza irraggiungibile.
Purezza e passione
accarezzati da desideri di felicità,
strappati alla loro terra madre
imprigionati in quel vaso di freddo vetro.
Essenza che non svanisce
al tocco delle mani unte di unguenti,
allo scorrere sia pur lento dei giorni.
Anche secchi siete lì
a riempire la stanza di ricordi
nel nulla dell’apparire altrui.

Paola Argentieri





E ci chiamano ribelli


Seduti ai banchi di scuola
quanta vita passa,
ci sfiora timida e corre via.
Aria fresca o troppo calda
ci congela le dita mentre scriviamo
e il sudore ci bagna
la fronte rugosa;
troppo studio, ma non basta.
Le feste e le nottate fuori
a gridare la rabbia e la gioia.
Una bottiglia di rum
e qualcuno fuma un po',
senza esagerare però,
abbiamo paura, o forse
siamo solo più maturi
non come ci vedono loro:
uccelli dello stesso stormo
incontro alla tempesta.
Noi
non siamo passeri solitari,
cerchiamo la primavera,
ci ribelliamo.
A noi non va di vivere così,
accettare tutto: perché è così.
A noi non va.
Scendiamo in piazza, entriamo nelle scuole
ci rimaniamo anche di notte
perché a noi non va di finire così.
Prendete esempio da noi - adulti -
non capiscono, è da loro che diversi
vogliamo vivere, vogliamo essere.
è a noi che pensiamo
mentre lottiamo,
e ci chiamano ribelli

Naomi Greco






Com'è effimera la felicità

Vola via, con un colpo di vento, come una foglia ormai secca su un albero in autunno.
Vola via insieme a tutti gli altri sentimenti e si perde sulla superficie di un fiume che la trascina via
o tra le grinfie del rastrello di quello spazzino che la chiude in un sacco nero.
Come un cadavere.
Morta.
Giusto il tempo di un estate e già non c'è più, l'albero rimane spoglio per l' inverno,
proprio quando quelle foglie dovrebbero coprirlo dalla neve e dalla pioggia ghiacciata.
Ma è così bello quando in primavera rinasce,
quando sui nudi rami i primi germogli spuntano
mentre il sole si stiracchia e gioca a riscaldare i bambini che sul prato rincorrono una palla e la neve già non c'è più.
Com'è bello vederlo crescere e trasformarsi in una foglia,
piccola ma già verde e vederla crescere e vivere e rendere quell'albero bellissimo.
Com'è bello vedere la felicità che torna,
che non si stanca mai,
anche se sa che prima o poi morirà,
che il freddo dell'aria la ucciderà piano e poi un colpo di vento traditore le darà il colpo di grazia.
Com'è fedele la felicità,
che ad ogni primavera torna,
anche se già sa che l'autunno arriva presto,
che l'estate dura poco e che presto morirà.
Com'è bella la felicità,
intensa ti soffoca con la sua freschezza e poi và via.
Com'è bello il freddo dell'inverno,
che ci insegna ad amare l'estate.
Com'è bello l'inverno,
che ci ricorda di godere le foglie verdi perché arriva sempre e le strappa via.
Com'è bella la primavera,
che ci fa tornare le speranze.
Com'è bella l'estate,
che ci riempie con i suoi colori.
Che ci riempie di felicità.

Naomi Greco






Angeli del SAR, Angeli ed eroi


Intrepidi uomini volanti,
gioiosi e coraggiosi,
al servizio d’altri, porgean le loro ali.

Volavan attraverso le nuvole,
perché era ciò che amavan fare,
era ciò che dovevan fare.

Consapevoli del pericolo,
servivan il loro paese,
amandolo in migliaia di modi.

Angeli ed eroi,
ora privati della loro vita
ma non della loro esistenza.

Angeli ma giovani,
ragazzi dotati di cuore impavido
e bontà d’animo.

La brezza dolce accarezzava il viso loro,
respiravan la gioia di volare,
di sollevarsi al di sopra della normalità.

Angeli, forse ora non visibili,
ci osservan dal luogo incantato,
pur gioiosi per la vita trascorsa.

Angeli volati in cielo presto,
con l’innocenza disegnata sui loro visi
e l’amore nei sorrisi.

Vanessa Chinigò






Il dolore delle madri

Lento lo scorrere di lacrime amare
che si trascinano dietro il dolore, di quella madre,
la cui anima era perduta dinnanzi all'intramontabile immagine
del figlio perduto.
Al pari di tutte quelle madri affrante,
che esistono ma non vivono,
perchè è infinitamente grandela sofferenza che portano nel petto,
aspettando quei figli che qualcuno gli ha sottratto
e che non vedranno mai più.
Quei figli che hanno cresciuto con tanta premura
e che sono morti nella solitudine della guerra.
Figli che hanno perso la vita nella speranza di
regalare a noi un mondo migliore.

Vanessa Chinigò





L'essenza della donna

Cosa osservi donna?
Oltre la finestra che ti chiude il passaggio a quel mondo
che ti infligge così tanto dolore.

Agli sguardi violenti di quell'uomo,
rè del suo mondo,
che sfiorando la tua diafana pelle ti uccide.

Egli è,infatti,il più grande strumento di dolore
che Dio ha deciso di darti,
per renderti il capolavoro dell'universo.

Sei un angelo azzurro,
macchiato del tuo stesso sangue
che ti rende vulnerabile agli occhi altrui.

Il tuo animo viene scalfitto in ogni istante,
in vari modi inclini alla crudeltà,
il cui fine è quello di renderti priva di potere.

Maggior potere hai,
maggiori son gli sguardi assassini
che t'accompagnano nella società.

Vieni lapidata,bruciata,
circoncisa,prostituita,
la tua bellezza è coperta da un velo.

Vago il pensiero
d'anni cruciali
in cui la tua libertà è stata soppressa.

Perchè l'uomo tenta di toglierti il sorriso,
di profanare il corpo tuo,
di strapparti via il coraggio.

Ti costringe ad esser la sua serva,
lamentandosi poi perchè lo privi d'amore
ed ammettendo che superiore sei a lui.

Ti disprezzan gli uomini
e si stupiscon poi della mancanza tua
di fiducia e sicurezza.

Sei incolpata per la tua bellezza
d'esser tentatrice
e meritevole di ingiustizie.

Ma tu donna,sei il seme da cui è nata la vita,
momentanea è per te la fragilità,
continua la lotta contro la morale comune.

Tieni in grembo il figlio dell'uomo
che t'ha violentata
eppur lo ami come parte di te.

Fuggiresti dalle tue responsabilità?
come un marito mai cresciuto
abbandona la creatura di un passato amore.

Nuda ti poni dinnanzi all'uomo armato,
camminando di giorno al suo fianco perchè egli è il tuo paradiso
e l'inferno tuo divien a sera.

L'amore che riesci a provare
è senza limite
e senza alcuna ragione.

Il dolore sopporti in silenzio,
mentre sorridi con amare lacrime alle tue ferite,
e le curi poi in un interminabile tempo.

I tuoi sogni fuggono,
troppo velocemente perchè tu possa afferrarli,
nascondendosi dietro zingare stelle.

Meglio salvar il loro mistero donna,
che svelar il segreto che essi celano
a chi potrebbe con violenza strapparteli via.

Controvento cammini da una vita,
disseminando le tue conoscenze,
spargendo gioia.

Troverai la pace
in questa vita o nell'altra,
con un posto degno della tua essenza.


Vanessa Chinigò





Un mondo che faccia ridere

Vorrei un mondo che faccia ridere,
pieno d'ironia e d'allegria.
Dove la gente s'alza la mattina e sorride al dolore,
si burla della morte,ride in faccia alla sofferenza.
Un mondo dove gli anziani si baciano per la strada,
fregandosene del pudore che caratterizza la loro età.
Un mondo in cui chiunque se ne frega se appare ridicolo,
ma si diverte,si diverte da matti.
Ove si respira la felicità nell'aria,il profumo della libertà,
il sapore della bellezza.
Un mondo privo di ingiustizie,
di assassini che uccidono la gioia di vivere degli altri.
Un mondo in cui ognuno si gode quel che ha
e decide come concluder la sua vita.

Vanessa Chinigò


 


Fame nel mondo

Qualcuno pensa che la fame nel mondo sia una semplice banalità,
ma se nessuno la prova, mai lo capirà.
È sconcertante vedere bambini che muoiono in un minuto
oppure altri che tale tempo non lo hanno neppure vissuto.
Bambini che pagherebbero per un misero pezzo di pane
o un bicchiere d’acqua, tanto per cambiare.
Non hanno mai assaggiato una fetta di torta, una pasta al dente,
ma assaggiano tutti i giorni la fatica del lavoro sotto il sole cocente.
Per loro è un sogno indossare una maglietta alla moda, dei jeans
firmati anziché quei vestiti, sporchi e trasandati.
L’altra parte del mondo invece, vive di ricchezze e felicità
e magari ride pure vedendo un bambino che nulla ha.
Quando qualcosa non piace si getta subito via
dicendo a papà e mamma la solita bugia.
Insomma nessuno pensa a questo mondo povero e sottosviluppato,
dove si combatte ancora nel campo minato.
Ma il fatto più grave è che i “soldati” sono i bambini,
che si muovono incessantemente come tanti burattini.
Quindi l’intera umanità DEVE essere meno egoista e più generosa
Affinché TUTTE le persone possano vivere in condizione più decorosa.


Laura Leo

 


La fragilità dell'uomo


Sfugge l'uomo, velocemente, dinnanzi ai suoi stessi ricordi.
Egli percorre una via di cui non conosce l'arrivo, l'ignara sorte che lo attende;
perchè l'uomo è fatto di vergogna e di debolezza, di mancato sacrificio dell'animo.
Se possedesse le ali volerebbe in una dimensione parallela, luogo di felicità assurda ed inutile,
poichè questa, se dura in eterno, perde la propria bellezza.
Così come il sorriso dipinto su un viso non dura che pochi istanti.
Come sopportare il dolore? Dicono sia l'arte più difficile di questo mondo e neppure questa scienza
talmente erudita vi può porre risosta.

Vanessa Chinigò


 


Il momento della primavera



Sento il vociare della gente
ai mercatini del paese.
Odoro i fiori che sono sbocciati
al richiamo della natura.
Vedo il cielo azzurro con batuffoli
di zucchero filato che
ti fan venir voglia di sognare .
Tocco il tronco di un albero
che mi dà vitalità ed energia
Odo il momento della primavera
che con il suo odore mi fan venire voglia
di vivere la mia vita in calma e armonia

Simona Zuppetta



Solo parole

Scrivo ciò che mi passa per la testa su alcune pagine che il tempo si porterà probabilmente via.
Come quei ricordi che spesso si vorrebbe tener stretti a sè,
in modo da non lasciarli andar via, da non abbandonarli nel vuoto,
come sospiri d'amanti trascinati dal vento, che si disperdono lentamente,
senza che nessuno sappia che siano mai esistiti.
Vorrei fermare l'eterno movimento di questo pianeta,
farlo cadere dalla sua orbita,
bloccare questa corsa troppo veloce.
Osservo gente passiva che si gode i pianti d'un bambino che giace per strada,
gente a cui non importa nulla se nell'aria si respira odore di sofferenza,
in questo mondo che va a puttane, infestato dall'ipocrisia e dall'odio,
che vede partecipe quest'uomo, troppo meschino e codardo per provare a cambiarlo.

Vanessa Chinigò


 


Un perduto amore

Vagava nei meandri dell'oscurità,
quell'anima silenziosa,alla ricerca del suo perduto amore,
si ritrovò a varcare il limite della follia
ed a sfiorare con mano i desideri occulti che non era riuscita a possedere.
Si sentiva sola,un unica metà del cuore le restava in petto,
e pianse,pianse perchè l'altro frammento lui se l'era portato via.
Si domandò come mai,l'amore,pur essendo così meraviglioso,
la stava uccidendo;e che valenza aveva dunque,amare,
se poi si perde gran parte di sè stessi?
Se tutti i sogni bramati si frantumano,
come polvere invisibile.
Urlò,con la speranza che il suono del suo dolore
avrebbe raggiunto la pietà di un animo buono.
Ma la sua voce divenne solo un'eco nel vuoto.
Un infrangersi di onde invisibili
che non avrebbero mai raggiunto nuovamente la felicità.

Vanessa Chinigò